Orti Urbani

Storia delle mura

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Nella seconda metà del Cinquecento la trasformazione di Bergamo da "città murata" in "fortezza di monte" costituì un'operazione strategica di grande impegno fortemente voluta da Venezia. Nel 1561, precisamente l'01/09/1561, il governatore generale, conte Sforza Pallavicino, avviò un processo di fortificazione della città, partendo dalle pendici collinari, disposte tra la città e il castello di San Vigilio. Il progetto prevedeva tre fasi: 1. costruzione dei baluardi in terra. 2. incamiciamento e opere difensive interne. 3. costruzione fossa, Cappella e opere esterne di sicurezza. L'opera era complessa e la sua realizzazione venne affidata a numerosi consulenti e progettisti. La sua costruzione oltre a rispondere alle necessità amministrative, religiose e militari della città, incise profondamente sugli equilibri economici e sociali di Bergamo e sul suo assetto urbanistico, facendola diventare una vera e propria fortezza: la nuova cinta muraria, infatti, non era più solo finalizzata a difendere i beni dei cittadini ma era da vedere come strumento di difesa più generale di uno stato. Prioritari erano i baluardi al colle aperto; seguirono i lavori di costruzione dei quattro bastioni posti ai punti cardinali: a Nord quello di San Lorenzo, a Est quello di Sant'Agostino, a Sud quello di San Giacomo, ad Ovest quello di Sant'Alessandro. Tra il 1562 e il 1564 i lavori procedono a ritmi decisamente più bassi e, alla fine del 1565 oltre metà del circuito é incamiciato in pietra con un'altezza di sicurezza (anche se ben lontana dalla quota definitiva). Nel periodo compreso tra il 1565 e il 1569 vengono ultimate porta Sant'Alessandro, il baluardo di San Lorenzo come anche la vicina cortina fino al cordone. Nella zona di Sant'Agostino e in quella compresa tra S. Andrea e San Giacomo i lavori erano ben lungi dall'essere conclusi, per mancanza di fondi, indi per cui si faceva ancora affidamento sulle più vecchie mura della città. Nei primi anni 70 del '500 il proto Paolo Berlendis fissò due obiettivi: ultimare quegli 821 metri di muro mancanti tra porta S. Giacomo e l'orecchione del baluardo di Sant'Agostino e innalzare quelli già fondati sino a portarli a 10 metri (si stima che la spesa fosse di 34875 ducati, a fronte dei 319432 già spesi). In realtà, avendo solo tre cannoniere finite, la città non era ancora sicura e per finire tutte le altre erano necessari 102000 ducati. La situazione iniziò a peggiorare con l'assottigliarsi della guarnigione e con la carenza della munizione. A metà del decennio venne chiuso il Fronte di Sud-Est, tutti i dieci baluardi e le cinque piattaforme furono terminati e il problema della Fara divenne secondario. Nell'area di S. Agostino vennero realizzati in muratura la porta, il relativo ponte oltre il quartiere di S. Agostino, capace di 100 soldati e intorno al 1575 giunse il momento della terza fase della realizzazione dell'opera. Essa iniziò con lo scavo di fosse, profonde sei piedi e sviluppato su un perimetro di 15.000 pertiche. Le dimensioni erano ritenute abbastanza sicure poichè la fortificazione era tutta "in monte". Le mura andavano dunque pian piano trasformandosi in una sorta di gigantesca arma bellica a scopo difensivo.

Nel periodo compreso tra il 1576 e il 1579 gli Sforza volgono le proprie attenzioni anche al problema riguardante le difese esterne delle mura, vale a dire il castello di San Vigilio, o Cappella, e il dosso di San Domenico. Nel 1578, sotto il capitanato di Morosini, le mura vennero chiuse sul lato sud est presso la chiesa di Sant'Andrea. Tra 1580 e 1588 prese piede il problema del vettovagliamento: i grani vennero conservati nelle sale del palazzo dei capitani, in Cittadella, e la quantità era sufficiente a garantire la sopravvivenza degli abitanti e dei soldati per quasi un anno. Il problema dell'acqua era molto sentito: vennero messe a secco le fontane della città mentre le sorgenti del Vagine, della Boccola e del Landro, all'interno della fortezza, mantennero la loro importanza. Nel febbraio 1585, morto il governatore generale conte Sforza Pallavicino, Venezia nominò due provveditori generali altrettanto esperti affinchè, accompagnati da militari ed ingegneri, proseguano il lavoro, che si concluse nella seconda metà degli anni ottanta: le mura si estendevano per circa 2400 passi e comprendevano nove elementi tra baluardi, piattaforme e tenaglie. Nel 1588, con la conclusione dei lavori alla Fara si sancì realmente la "chiusura" di Bergamo. Da allora nessuna armata sconfiggerà la fortezza bergamasca.